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IV trimestre 2010

Emilia-Romagna, cresce la produzione industriale

Dall'indagine congiunturale realizzata da Unioncamere, Confindustria Emilia-Romagna e Carisbo-Cariromagna emerge una crescita del 4,2%. Aumentano fatturato (3,8 per cento) ed esportazioni (3,6 per cento)

Produzione, domanda ed esportazioni. Nel quarto trimestre 2010 la produzione è aumentata del 4,2 per cento e il fatturato del 3,8 per cento, in controtendenza rispetto al trend negativo riscontrato nei dodici mesi precedenti (rispettivamente pari a -2,3 per cento e -2,2 per cento). Alla ripresa di produzione e vendite non rimasta stata estranea la domanda, che nel quarto trimestre 2010 è aumentata tendenzialmente del 4,1 per cento. La crescita di produzione e fatturato relativa al quarto trimestre 2010 ha visto il concorso di tutti i settori e le dimensioni di impresa. Nel quarto trimestre 2010 l'andamento delle esportazioni è stato caratterizzato da un incremento in valore del 3,6 per cento. Su base annua l'Emilia-Romagna ha registrato una crescita media produttiva dell'1,7 per cento, che ha recuperato solo in minima parte sulle flessioni del 14,1 per cento e dell'1,5 per cento verificatesi nel 2009 e 2008. A registrare la crescita produttiva più accentuata, su base annua, sono state le industrie meccaniche, elettriche, dei mezzi di trasporto e dei metalli. Bilanci negativi per le industrie della moda e alimentari.

La dimensione un fattore di competitività. A crescere maggiormente sono le imprese più strutturate (con oltre 50 addetti) che hanno potuto beneficiare maggiormente della ripresa internazionale. Nell'arco dell'intero 2010 le esportazioni delle imprese manifatturiere, ripartite in tutti i mercati, sono aumentate del 17 per cento, recuperando parte della flessione registrata nel 2009. Faticano a riprendere i settori più tradizionali come moda e mobili, mentre crescono i comparti a maggior contenuto tecnologico o innovativo (come farmaceutico e meccanica avanzata).

«Nelle ultime indagini è ricorrente una generale incertezza sui tempi e sulle modalità della ripresa», dice il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Andrea Zanlari. «Si ripete però anche un altro elemento: le imprese che tengono nei periodi di crisi sono quelle che investono nella propria organizzazione e nei propri dipendenti. Non basta innovare o esportare, bisogna farlo con un'adeguata struttura aziendale e con le competenze giuste».

Il credito in Emilia-Romagna. Secondo l'analisi di Carisbo-Cariromagna mostra segnali di notevole ripresa (+5,5 per cento sull'anno precedente), con i prestiti alle famiglie che mantengono una dinamica robusta (+7,2 per cento) e i prestiti alle imprese in accelerazione (+4,1 per cento) con il tasso di crescita più elevato negli ultimi due anni. Il credito alle imprese cresce del doppio rispetto alla media nazionale (+4,1 rispetto a +2 per cento). Tornano in positivo i finanziamenti a imprese dei servizi (+1,1 per cento), mentre il calo di quelli all'industria si ridimensiona (da -10 per cento di giugno al -5 per cento di oggi). Più dinamiche nel credito alle imprese le province di Reggio Emilia (+16 per cento), Ravenna (+8,8 per cento), Forlì-Cesena (+6,1 per cento) e Ferrara (+5,5%), mentre Parma è la più debole per le imprese (-2 per cento) e Rimini la più vivace nel credito alle famiglie (+12,1 per cento). Il picco dell'emersione delle sofferenze è, per ora, superato, con un tasso di decadimento dei prestiti stabile al 2,2 per cento.

«È ragionevole attendersi nei prossimi mesi», dichiara Gregorio De Felice, responsabile Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, «il proseguimento di un buon andamento del credito in Emilia-Romagna, con una crescita dei prestiti complessivi leggermente superiore al 5 per cento nel biennio 2011-12».

Il sentiment degli imprenditori. Circa le prospettive, secondo la rilevazione previsionale semestrale di Confindustria regionale su 730 imprese per un totale di circa 75 mila addetti e 22 miliardi di euro di fatturato, il 40 per cento degli imprenditori si aspetta nella prima parte del 2011 un aumento della produzione e il 47 per cento prevede stazionarietà. Rispetto all'anno scorso é dimezzata la quota di imprese che prevede un calo della produzione (il 12,7 per cento rispetto al 23 per cento della rilevazione di un anno fa). Per le aspettative sugli ordini il saldo tra ottimisti e pessimisti è migliorato rispetto alla precedente indagine. Per gli ordini esteri il 44 per cento degli intervistati prevede un aumento e il 47 per cento si aspetta la stazionarietà. Per i livelli occupazionali il 76 per cento prevede una situazione stazionaria, il 14 per cento una crescita, il 10 per cento una diminuzione. Per la prima volta dopo vari semestri il saldo ottimisti-pessimisti è positivo (3,8 punti): si tratta di un segnale debole che potrebbe però indicare che l'occupazione ha interrotto la caduta degli ultimi semestri.

«L'economia regionale ha ricominciato a crescere, ma la risalita dalla crisi è troppo lenta», afferma la presidente di Confindustria Emilia-Romagna Anna Maria Artoni, «e molto differenziata tra le imprese. I nostri tassi di crescita restano lontani da quelli delle aree più dinamiche d'Europa e del mondo. Questo divario mette in luce ancora una volta le debolezze strutturali del Paese e anche della nostra regione (infrastrutture, ricerca, capitale umano, pubblica amministrazione, peso della burocrazia, squilibri territoriali, sistema fiscale, solo per citare le principali) che si traducono inevitabilmente in un freno alla crescita e allo sviluppo».

(24 marzo 2011)
Argomenti: Enti locali