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Ance Modena

Edilizia, la crisi continua a mordere

In due anni si sono persi 2.077 posti di lavoro, le aziende attive si sono ridotte del 30%, 534 in meno rispetto al 2008, e le ore lavorate sono calate del 31,5%

Stefano Betti, presidente di Ance Modena«Le banche non collaborano e il patto di stabilità imposto agli enti locali blocca i potenziali investimenti rivolti al nostro settore». È una sintesi amara ma drammaticamente aderente alla realtà quella che tratteggia il leader dei costruttori modenesi Stefano Betti.

Il presidente di Ance Modena, a oltre due anni dallo scoppio della crisi economica più grave dal secondo dopoguerra, ha voluto incontrare la stampa per descrivere il difficile periodo che continua ad attraversare il comparto dell'edilizia.

Un settore in difficoltà. Stando ai dati forniti dalla Cassa Edili in due anni a Modena e provincia si sono volatilizzati 2.077 posti di lavoro, le aziende attive si sono ridotte del 30 per cento, 534 in meno rispetto al 2008, e le ore lavorate sono calate del 31,5 per cento. Le crepe del mattone

Le entrate comunali legate alle concessioni edilizie sono passate dai 63 milioni del 2007 ai 42 milioni del 2009. Dopo una crescita dirompente, che nei primi anni Duemila lo colloca in una specie di età dell'oro, il settore edile è in piena fase di recessione.

Possibili soluzioni. «Per dare slancio a un settore finito nelle sabbie mobili sono diverse le cose da fare», sottolinea Betti. «Come prima cosa, qui sul territorio, proviamo a considerare lavori pubblici e infrastrutture per ciò che realmente rappresentano: due strumenti anticiclici in grado di opporsi alle degenerazioni della crisi economica».

In secondo luogo, continua Betti, ci vorrebbe «una forte accelerazione dei processi decisionali pubblici e dunque un nuovo Psc, nuove varianti al Poc, investimenti sostanziosi nell'housing sociale».

«Dobbiamo invertire la rotta», conclude Betti. «Il tempo delle discussioni e dell'immobilismo dialettico è finito. O tutti insieme ci rimbocchiamo le maniche e remiamo nella stessa direzione, oppure, quando la crisi sarà finita, ci troveremo tutt'intorno le macerie di un sistema collassato, che non potrà mai essere quello di prima».

(25 marzo 2011)