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concorrenza sleale

Piastrelle cinesi, dalla Ue l'ok definitivo sui dazi

Doppia aliquota (30,6 e 69,8 per cento) e durata di 5 anni. Franco Manfredini: «Ristabiliti i corretti livelli di prezzo sul mercato europeo, per una competizione ad armi pari»

L’Unione europea ha approvato in via definitiva i dazi sulle importazioni nel mercato comune di piastrelle di ceramica cinesi. L’aliquota del dazio, in vigore da venerdì 16 settembre e valido per i prossimi 5 anni, è diversa tra le aziende cinesi che hanno collaborato all’indagine (30,6 per cento, in media) e quelle che non l’hanno fatto (69,7 per cento).

Un iter iniziato il 19 giugno 2010 che ha portato alla compilazione di oltre 70 questionari aziendali in sei paesi comunitari, rappresentanti oltre 300 milioni di metri quadrati di produzione (superiore al 30 per cento dei volumi europei dei 27 stati membri). Una procedura particolarmente lunga, volta a tutelare tutte le parti in causa anche attraverso una approfondita indagine che ha coinvolto anche gli Stati Uniti quale paese terzo "di controllo". Nel 2010 il consumo comunitario di piastrelle di ceramica è stato pari a 970 milioni di metri quadrati e le importazioni cinesi hanno raggiunto i 63,8 milioni di metri quadrati, con una quota sul consumo di oltre il 6,5 per cento in forte crescita nonostante la crisi.

«L’introduzione dei dazi», afferma Alfonso Panzani, presidente di Cet, «serve a ristabilire un livello leale di competizione tale da permettere ai produttori comunitari di piastrelle di ceramica di continuare ad essere competitivi in Europa, come accade con successo sui mercati esteri. Si tratta di un risultato importante, reso possibile dalla coesione di tutte le associazioni europee e dal lavoro delle aziende. Un plauso anche alla commissione europea per il lavoro svolto».

«Adesso ci aspettiamo che i cinque anni di durata dei dazi», dichiara Franco Manfredini, presidente di Confindustria Ceramica, «permettano la ripresa di condizioni di libera competizione tra le parti, consento altresì di superare le condizioni che hanno portato alla procedura. Nel frattempo l’industria italiana dei materiali ceramici per l’edilizia si adopererà, per come ha sempre saputo fare di anche assieme al sistema Paese, per migliorare ancora di più la propria capacità di competere attraverso innovazione, qualità delle produzione e stile».

Ora si avvia la fase, non meno importante, di assicurare la piena efficacia delle misure da svolgersi attraverso un’attenta vigilanza dei flussi di importazione, volti a scongiurare azioni e pratiche illegali finalizzate ad eludere i dazi antidumping. Una pratica che, nelle regole del Wto, potrebbe portare all’attivazione di misure di "anticirconvenzione".

(18 settembre 2011)
Argomenti: Confindustria, Ceramico