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Crisi, c'è la ripresa non l'occupazione

Ad affermarlo è il secondo rapporto della Commissione speciale istituita dal Consiglio comunale. Il documento illustrato dal presidente Michele Andreana

Michele AndreanaLe imprese modenesi, soprattutto quelle più strutturate, si sono dimostrate in grado di reagire alla pesante crisi economica che ha caratterizzato gli ultimi anni con cali in alcuni settori anche del 30 per cento della produzione. Rispetto all'anno precedente, nel 2010 gli indicatori economici hanno segnato una positiva inversione di tendenza. La produzione delle grandi imprese è aumentata del 10,3 per cento, il fatturato dell'8,1 e gli ordini del 7,4 per cento.

A trainare la ripresa è stato soprattutto l'export e Modena si conferma la seconda provincia esportatrice dell'Emilia-Romagna. Il 2010 si è chiuso in positivo anche per le aziende piccole e medie che hanno registrato aumenti della produzione del 4,8 per cento e del fatturato del 4,7.

L'unico settore che è ancora in stagnazione è quello edile, a causa della drastica riduzione degli investimenti in opere infrastrutturali, ma non solo, e della crisi del mercato immobiliare.

Nota dolente è che si conferma, anche per il 2010, la flessione dell'occupazione. Il mercato del lavoro è incapace di riassorbire la manodopera espulsa negli anni più neri della crisi e il tasso di occupazione è calato ulteriormente dal 68,4 al 66,3 per cento; l'occupazione femminile è inoltre scesa al 59,5 per cento, sotto i livelli previsti dal trattato di Lisbona. La disoccupazione giovanile è salita al 27,1 per cento ed è aumentata la precarietà, poichè quattro su cinque dei nuovi assunti hanno contratti a termine o atipici.

«Queste tendenze», ha detto Andreana presentando il documento, «hanno comportato una crescita del disagio. In provincia di Modena circa 1.600 famiglie sono scivolate sotto la soglia di povertà. L'emergenza occupazionale e la lotta alle disuguaglianze sono le priorità su cui concentrarsi. Bisogna che al più presto le istituzioni e le parti sociali sappiano individuare pochi punti centrali sui cui convergere e concentrare gli sforzi».

(09 giugno 2011)
Argomenti: Enti locali