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Contro i terremoti l'Ordine degli ingegneri

Gli standard antisismici applicati alle nuove costruzioni da soli non bastano. Occorre tenere monitorato anche il patrimonio edilizio esistente

Una commissione per approfondire le tematiche tecnico-scientifiche che sono alla base della progettazione e della costruzione degli edifici antisismici. A istituirla ci ha pensato l'Ordine degli Ingegneri di Modena, che vede la partecipazione attiva di oltre settanta professionisti operanti sul territorio provinciale.

La provincia di Modena non è immune dal rischio sismico, specie nella zona montana e pedemontana. Se poi si considera che, come dimostra il caso di Haiti, i terremoti causano danni più gravi laddove esistono aree che sono state rese edificabili senza rispettare i criteri di calcolo delle strutture, ecco che allora si rendono assolutamente necessari i controlli, soprattutto per quegli edifici destinati a ospitare un elevato numero di persone.

Giorgio Serafini«La normativa attualmente in vigore», dice l'ingegnere Giorgio Serafini, responsabile della commissione sismica dell'Ordine degli ingegneri di Modena, «prevede che, entro il 31 dicembre 2010, debbano essere soggette a verifica tecnica tutte le costruzioni coinvolte nelle operazioni di protezione civile, ma anche gli edifici che possono ospitare un numero elevato di persone. Rientrano in questa categoria, per esempio, le scuole di ogni ordine e grado, i cinema, le sale convegni, le discoteche, i musei, le biblioteche, gli stadi, le chiese, i mercati coperti, i centri commerciali e tante altre tipologie di edifici. La legge chiarisce che l'onere della verifica spetta ai proprietari, ma ciò che spaventa è l'elevato numero di costruzioni che risultano soggette a tale verifica: per il territorio modenese stiamo parlando di migliaia di costruzioni. Si pensi a quanto risulti impegnativa, anche solo dal punto di vista finanziario, la verifica per un comune di medie dimensioni, peraltro soggetto a ristrettezze economiche e a difficoltà di programmazione finanziaria in relazione al cosiddetto patto di stabilità».

L'esperienza mostra che è con l'attenzione al patrimonio edilizio esistente che la società può mantenere il controllo sui livelli di sicurezza delle costruzioni, con una incisività ben maggiore di quella che si raggiunge attraverso la sola verifica delle nuove costruzioni. «È un fatto», prosegue Serafini, «che il patrimonio edilizio italiano si rinnovi con grande lentezza. La vita media di una costruzione abitativa, secondo le norme, è di 50 anni. Ma chi investe il proprio denaro in un edificio, si aspetta un utilizzo del bene per un tempo ben superiore».

Proprio per stimolare le amministrazioni locali e centrali, sensibilizzare le committenze e dotare gli operatori di mezzi culturali e materiali di qualità, l'Ordine degli Ingegneri di Modena sta dedicando risorse significative a questa tematica.

(22 febbraio 2010)
Argomenti: Enti locali