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Contratto di rete, cambio di passo necessario nella cultura delle Pmi

Per il vicepresidente di Confindustria Aldo Bonomi il nuovo istituto "fa l'occhiolino" alle piccole e medie imprese che nel nostro Paese rappresentano il 98,5 per cento di tutte le aziende

Un parterre di relatori di primo piano ha intavolato martedì pomeriggio presso l'auditorium Giorgio Fini di Confindustria Modena un lungo e approfondito dibattito sui contratti di rete, il nuovo strumento che il legislatore italiano mette a disposizione delle imprese per affrontare il problema della dimensione. Di seguito una sintesi dei contributi emersi durante il convegno.

Fabrizio Cafaggi: «Contratti di rete, prossimo obiettivo l'Europa»
Fabrizio Cafaggi«Il tema del contratto di rete», ha ricordato Fabrizio Cafaggi, uno dei massimi esperti della materia nonché docente di Diritto Privato all'Università di Trento, «ha suscitato grande attenzione mediatica in Italia, ma non ha ancora avuto il giusto seguito in Europa. È auspicabile che nella definizione dei possibili strumenti per promuovere l'innovazione lungo le filiere, vengano introdotti principi generali al fine di coniugare coerentemente obiettivi e strumenti delle politiche industriali europee con quelle nazionali e regionali».

Italo Volpe e Paolo Puglisi: «Dallo Stato risorse centellinate»
Italo VolpePaolo PuglisiE lo Stato italiano come entra in questa partita? Ci sono risorse sufficienti per dare slancio alle reti d'impresa regolate dal contratto di rete? «Che la crisi abbia messo in ginocchio la finanza pubblica non è una novità», hanno sottolineato all'unisono il capo ufficio legislativo del ministero dell'Economia Italo Volpe e il direttore dell'Ufficio legislazione tributaria dell'Agenzia delle Entrate Paolo Puglisi. «Nel 2011 le agevolazioni fiscali potranno essere fruite nel limite complessivo di 20 milioni di euro. Ovviamente non potremo rispondere alle richieste di tutti, dovrà valere, giocoforza, un principio meritocratico secondo il quale sarà premiata la rete con il migliore progetto imprenditoriale».

Francesco Giordano, il ruolo di Unicredit
Francesco Giordano«Unicredit», ha rimarcato Francesco Giordano, responsabile Strategie, marketing e pianificazione di Unicredit Corporate and Investment Banking, «vede le Reti d'impresa come una delle possibili soluzioni per rafforzare la competitività delle piccole e medie imprese italiane. Il gruppo, negli ultimi anni, ha finanziato studi di carattere accademico e approfondimenti finalizzati a capire come strutturare le Reti di Impresa e in che maniera consentire la loro bancabilità. Unicredit e Confindustria lavorano congiuntamente per sviluppare soluzioni di sistema che permettano un adeguato supporto da parte del sistema finanziario alle reti di imprese».

I case study di Modena e Reggio Emilia: Centro Alesatura e Fm
Moreno Dal RioA determinare il tutto esaurito all'auditorium Fini ci hanno pensato anche i "case study" di rete presentati dagli imprenditori Moreno Dal Rio e Barbara Franchini.

Il primo, presidente dell'azienda vignolese Centro Alesatura, ha dato conto di una realtà imprenditoriale che mette in rete 6 imprese. «Siamo una filiera di contoterzisti del settore meccanico che focalizza il proprio business sulla costruzione dei motori diesel. Insieme contiamo circa 600 dipendenti e siamo arrivati a fatturare nel 2009 circa 115 milioni di euro. Per ora il network, formato da 2 aziende ceche, una inglese e tre italiane, sta in piedi sulla scorta di un "gentlemen's agreement": la stretta di mano e la parola data ha il valore di un contratto. Per il futuro, ovviamente, dopo le prime e incoraggianti esplorazioni di mercato vorremmo arrivare a formalizzare con un atto ufficiale la nostra unione, magari individuando una figura trait d'union come il manager di rete».

Barbara Franchini«La rete non è una moda né tanto meno un comodo salvagente fiscale», ha chiarito l'amministratore delegato di Fm Barbara Franchini. «Fm è la capofila di un'aggregazione che al suo interno conta 7 imprese del settore gomma-plastica capaci di fatturare nel 2009 circa 60 milioni di euro. La nostra forza? Ottimizziamo le risorse e riusciamo a dare al cliente un'assistenza priva di smagliature».

Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria: «Il contratto di rete? Pensato per le Pmi»
Aldo Bonomi«Il 98,5 per cento delle imprese in Italia è di piccole e medie dimensioni. Ed è proprio alle pmi che il contratto di rete fa l'occhiolino. Checché se ne dica il tema della dimensione d'impresa entra prepotentemente in gioco quando si affrontano i processi di internazionalizzazione e di innovazione. La possibilità di unire le forze mantenendo invariate storia e autonomia decisionale non è una cosa da buttare via. Accogliamo dunque questa nuova opportunità con fiducia e ottimismo».

(14 ottobre 2010)
Argomenti: Confindustria