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l'intervista a moreno dal rio

Contratti di rete, Centro Alesatura presenta MFCnet

Anche se manca ancora l'ufficialità della costituzione in rete, MFCnet può vantare numeri importanti: circa 600 dipendenti e una previsione di fatturato 2011 pari a 180 milioni di euro

Quante imprese coinvolge MFCnet e qual è il suo livello di operatività?
«MFCnet è un network che mette in fila oltre alla nostra altre quattro imprese del settore meccanico: Vdp di Vicenza, Officine Meccaniche Mara di Milano, Lc&M di Lincoln (Regno Unito) e Check Precision Forge di Pilsen (Repubblica Ceca). Siamo una filiera di contoterzisti attiva nella costruzione di grossi motori diesel. Insieme contiamo circa 600 dipendenti e nel 2011 fattureremo 180 milioni di euro. Per ora la rete sta in piedi sulla scorta di un "gentlemen's agreement", e ogni sei mesi, a rotazione, un membro di MFCnet prende in mano la gestione operativa della rete. Dallo scorso ottobre, il semestre di coordinamento è passato a Centro Alesatura: entro i primi mesi del 2012 contiamo di ufficializzare il contratto. Il recente conferimento del master in "Gestione e sviluppo delle Reti d'impresa" al nostro Alessio Balestri e al consulente Roberto Adani, con una formazione specifica sul ruolo del manager di rete, è un motivo in più per pensare che la meta sia davvero vicina».

Come comincia la vostra "avventura" di rete?
«Tutto ha inizio alla fine del 2007, quando il manager di una grossa multinazionale ci suggerì di costituire un’alleanza con gli attuali partner per poter soddisfare più efficacemente le richieste dei clienti finali. Possiamo definirci una rete d’impresa ante litteram. Un primo tentativo di normare tale istituto in Italia, infatti, è del 2009 con la legge 33. Per entrare nel merito degli aspetti civilistici, finanziari, organizzativi e fiscali del contratto di rete, però, ci siamo affidati a Confindustria Modena. L’associazione di via Bellinzona è stata e sarà un punto di riferimento imprescindibile: ci ha assistito nelle fasi embrionali del progetto e continua a fornirci preziose indicazioni in itinere».

Quali sono i motivi che dovrebbero spingere altre imprese a "praticare" il Contratto di rete?
«Il Contratto di rete è uno snodo culturale che le aziende devono necessariamente affrontare, pena l’esclusione dalle dinamiche di crescita economica e produttiva che si imporranno nei prossimi decenni. Il mercato del "possesso esclusivo", così come ci siamo abituati a conoscerlo dal secondo Dopoguerra in avanti, è in fase calante. Sempre più dovremmo fare i conti con un "mercato dell’accesso", che porta sulla scena dei consumi nuovi attori con nuove esigenze. In altri termini, la rete di imprese è lo strumento più indicato per rispondere alle sfide commerciali del futuro. La collaborazione tra aziende, specie per le pmi, è un’opzione importante per costruire progetti di internazionalizzazione, sviluppare innovazione e lanciare sul mercato nuovi prodotti o servizi. Il Contratto di rete preserva l’indipendenza di ogni singola impresa e nello stesso tempo consente di mettere in comune attività e risorse. Avvicinarsi a esso per assecondare una moda passeggera, e magari sfruttare qualche occasione fiscale, è sbagliato. Alla base ci deve essere un’idea forte che travalichi il piccolo e poco lungimirante interesse di bottega».

(25 novembre 2011)