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Confindustria: il Paese è in recessione

Nel 2012 il Pil sarà in calo dell'1,6 per cento. E sulle imprese aleggia il pericolo "credit crunch"

L'Italia perde ulteriore competitività a causa delle condizioni creditizie più avverse e dei bassi livelli produttivi. Può riguadagnarla in fretta con l’avvio rapido di una stagione di riforme che ne liberi le enormi potenzialità, giri favorevolmente le aspettative e ponga le basi per il rientro veloce degli spread.

Le infrastrutture devono costituire elemento emblematico e qualificante del nuovo corso. Il Paese sconta congiuntamente enormi ritardi nella dotazione, grandi inefficienze nell’impiego, penuria di fondi pubblici. Il coinvolgimento dei capitali privati, con ponderati incentivi, è fondamentale.

Secondo le stime diffuse dagli esperti di viale dell'Astronomia, nel biennio 2012-2013, l'occupazione calerà dello 0,6 per cento l'anno prossimo e dello 0,2 per cento in quello seguente, con 957.000 unità di lavoro e 800.000 persone occupate in meno rispetto all'inizio del 2008. Tra i più colpiti dalla crisi, giovani (-24,4 per cento nella fascia 15-24enni e -13,3 per cento per i 25-34enni da metà 2008 a metà 2011), maschi (-3,4 per cento) e chi ha una minore istruzione (-10,6 per cento per chi ha solo una licenza media).

Il Centro studi ha inoltre calcolato che la pressione fiscale raggiungerà tra due anni un livello record pari al 45,5 per cento del Pil, con la pressione effettiva che supererà il 54 per cento.

Allarme Credit Crunch
L’accesso al credito in Italia è sempre più selettivo e costoso. Una quota crescente di imprese fatica a ottenere prestiti dalle banche. I rischi sono di ulteriore brusco peggioramento, se non viene rapidamente risolta la crisi dei debiti sovrani e non si normalizza il rendimento dei titoli di Stato.

Indicazioni di balzo dei tassi richiesti alle imprese e di inizio di congelamento del credito si sono già accumulate negli ultimi mesi. Lo scenario del Centro studi assume che nelle prossime settimane venga risolta la crisi del debito. Ciò non può più comunque evitare l’impatto sull’economia reale anche nella prima metà del 2012 dell’ondata di credit crunch che si è già formata.

I dati ufficiali arrivano solo fino a ottobre e mostrano che il totale dei prestiti erogati alle aziende italiane si era praticamente fermato: +0,1 per cento nel mese, dopo il +0,6 per cento di settembre e l’andamento quasi piatto nei tre mesi precedenti (+0,1 per cento in media nel mese; dati destagionalizzati). In ottobre la variazione annua era al +5,8 per cento (dal +6,1 per cento a maggio). Ritmi lontanissimi da quelli precrisi (+12,7 per cento in media nel 2007).

I dati qualitativi dell’indagine Banca d’Italia presso le banche danno maggiori indicazioni sulle difficoltà nel mercato del credito. Mostrano che i criteri per la concessione di prestiti sono stati ulteriormente irrigiditi nel terzo trimestre 2011, con un’intensità maggiore che nella prima metà dell’anno. E che le stesse banche si attendono una nuova stretta nel quarto trimestre. Tali restrizioni vanno a sommarsi a quelle già messe in atto dall’inizio della crisi finanziaria. L’irrigidimento addizionale ha riguardato nel terzo trimestre sia le grandi sia le piccole imprese.

(16 dicembre 2011)
Argomenti: Confindustria