Confindustria Modena
Lavoro
ARCHIVIO

Stampa l'articolo
il convegno

Club dei 15, presentate a Modena le tesi per il rilancio dell'istruzione tecnica

Apertura al mondo, visione del nuovo, capacità: sono le priorità individuate per salvare il primato intellettuale e industriale del Paese basato sulla cultura tecnica

Pietro Ferrari ed Emma Marcegaglia"Apertura al mondo", perché le attuali dinamiche economiche impongono di formare ragazzi in grado di confrontarsi con l'internazionalizzazione. "Visione del nuovo", per avere dalla scuola giovani innovatori. "Capacità", elemento che l'industria italiana ha sempre avuto e che ora deve ricreare al proprio interno, anche con il supporto di una scuola che agisca sulle intelligenze, ampliando la propria gamma di saperi. È su questi tre pilastri che si basano le tesi per il rilancio dell'istruzione tecnica presentate questa mattina a Modena dal Club dei 15, il raggruppamento delle associazioni industriali territoriali del Sistema Confindustria dove più alta è la vocazione manifatturiera dell'economia locale.

«L'impresa», ha spiegato la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, «vive di talenti, di idee, ricerca e tecnologia. La formazione tecnica e scientifica non è solo un obiettivo per lo sviluppo economico del nostro Paese: è una grande opportunità anche per lo sviluppo personale dei giovani. Dobbiamo quindi sostenere e indirizzare le scelte dei nostri studenti verso gli Istituti Tecnici, le scuole del futuro, scuole dell'innovazione che sanno meglio interpretare i fabbisogni formativi delle imprese. L'istruzione tecnica deve tornare a essere la spina dorsale della crescita industriale del Paese».

Nei territori che compongono il Club dei 15 si concentra il 28 per cento del manifatturiero nazionale, il 31 per cento delle esportazioni italiane, quasi un terzo degli addetti manifatturieri del Paese. In termini assoluti: 1,350 milioni di persone impiegate in 135.000 imprese.

Il coordinatore del Club dei 15 Alberto Ribolla con Emma MarcegagliaÈ da questi numeri che parte la sfida lanciata dal coordinatore del Club dei 15, Alberto Ribolla, durante il convegno "Oltre le apparenze: scuola e impresa del terzo millennio", organizzato in collaborazione con Confindustria e Confindustria Modena: «La realtà che affrontiamo tutti i giorni nelle nostre imprese ci pone di fronte a sfide impegnative, prima fra tutte quella di trovare tecnici e persone preparate ad alimentare la nostra competitività. Perché far crescere le competenze dei nostri tecnici significa creare sviluppo manifatturiero, e quindi far crescere il Paese».

Su questi fabbisogni il Club dei 15 ha avviato una serie di iniziative di concerto con Confindustria e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. All'interno di ogni scuola aderente al "Club degli Istituti della Innovazione manifatturiera" sono stati creati i Cts, i Comitati Tenico-Scientifici, organi di consultazione all'interno dei quali studenti, docenti e rappresentanti delle imprese del territorio possono confrontarsi e adottare strategie comuni.

Non solo, altra attività portata avanti con un'intensa campagna di comunicazione è quella dell'orientamento. Con un messaggio su tutti, rivolto a ragazzi e famiglie: l'istruzione tecnica non è di serie B. Altra priorità è la promozione della didattica laboratoriale: una modalità di insegnamento che poggia le basi su un maggiore coinvolgimento dei ragazzi, non solo nelle attività di laboratorio, ma nelle stesse lezioni in aula.

«Rafforzare i contenuti tecnici e scientifici del sapere del nostro Paese», ha spiegato Alberto Barcella, presidente della Commissione Scuola di Confindustria, «vuol dire agire direttamente sulle capacità dei nostri ragazzi. Abbiamo il compito di nobilitare il valore della cultura tecnica, che tanto ha dato alla competitività delle nostre imprese. La scuola, in questo processo, ha un ruolo fondamentale che è quello di aiutare la sedimentazione del "saper fare" che si è diffuso col tempo nelle imprese e nei territori manifatturieri. A noi imprenditori e rappresentanti delle associazioni industriali, invece, il compito di diffondere le buone pratiche di collaborazione scuola-mondo del lavoro, coinvolgendo le stesse imprese con un impegno in prima persona nella crescita degli istituti tecnici».

Sul punto ha posto l'accento anche il padrone di casa, il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari: «Gli istituti tecnici devono tornare a essere gli "scrigni" di quel sapere concreto e pragmatico che tanto bene ha fatto al nostro territorio negli ultimi cinquant'anni. Modena, che pure appartiene al novero delle province italiane con il più alto tasso di incidenza delle attività manifatturiere sul Pil, risente in profondità della penuria di periti industriali. La ghettizzazione degli indirizzi tecnici ha un solo effetto in questo momento di crisi: ritardare l'ingresso dei più giovani nel mondo del lavoro. Dallo sviluppo della cultura tecnica, una priorità assoluta per Confindustria Modena, dipende la competitività delle imprese e del territorio in cui quelle imprese si trovano a operare».

(19 novembre 2010)