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a carpi

Il giudice Ayala racconta la mafia

Il magistrato presenta "Chi ha paura muore ogni giorno" all'auditorium San Rocco

Il giudice Giuseppe Ayala fu amico, oltre che collega, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due magistrati uccisi dalla mafia“Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino" è il libro uscito per i tipi di Mondadori che Giuseppe Ayala presenterà a Carpi stasera presso l'auditorium San Rocco. La presentazione (promossa da Confindustria Modena, Radio Bruno, Auditorium San Rocco e Libreria Mondadori) è a ingresso libero e avrà inizio alle 21.

Il titolo ricalca una celebre frase del giudice Paolo Borsellino. La stessa che campeggia nella copertina del libro: «È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola».

Ayala rappresentò in aula la pubblica accusa nel primo maxi-processo (correva l’anno 1986), sostenendo le tesi di Falcone e del pool antimafia di fronte ai boss e ai loro avvocati, interrogando fra i primi pentiti Tommaso Buscetta e ottenendo una serie di condanne che fecero epoca.

E fu in prima linea, accanto ai due magistrati, quando l’indifferenza e la diffidenza cominciarono a isolarli. Ayala racconta la sua verità, non solo su Falcone e Borsellino, ma anche su quegli anni, sulle vittorie e i fallimenti della lotta alla mafia, sui ritardi e le complicità dello Stato, sulle colpe e i silenzi della Sicilia.

A un anno dalla sua uscita il libro ha riscosso un notevole successo. «Non è un libro coraggioso», afferma il giudice Ayala, «è un libro severo nei confronti di alcune delle nostre istituzioni. L’ establishment non ha gradito. Forse per questo è stato sostanzialmente ignorato dai più importanti organi di stampa e dalle più note trasmissioni televisive. Un imbarazzato silenzio che costituisce la conferma più netta della serietà e della incontestabilità del suo contenuto. Io penso, e l’ esperienza me lo conferma, che i giovani abbiano un grande bisogno di riferimenti certi, puliti e solidi cui ancorare le loro scelte future. Poter dare un contributo a un’esigenza tanto importante mi fa sentire in dovere di non risparmiarmi».

(08 maggio 2009)
Argomenti: Cultura