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Calano ancora produzione e fatturato

Anche nel secondo trimestre 2009 le industrie dell'Emilia-Romagna risentono pesantemente della crisi

«Di fronte a una crisi economica che entra nella fase più acuta e a una ripresa che tarda ad arrivare, gli imprenditori dell’Emilia-Romagna, che in questi difficili mesi hanno fatto ogni sforzo per tenere accesi i motori delle imprese, sono impegnati a verificare le condizioni necessarie a garantire la tenuta delle aziende, dei livelli occupazionali e del sistema produttivo nel suo insieme. La realtà chiama le parti sociali e le istituzioni a individuare modi, sedi e strumenti idonei ad affrontare e risolvere le diverse situazioni, nel rispetto delle compatibilità economiche e produttive essenziali alla sopravvivenza di ogni azienda. Confindustria Emilia-Romagna conferma il proprio impegno a ricercare queste compatibilità, come peraltro è nello spirito e nelle finalità della propria adesione al Patto con la Regione».

È preoccupata la presidente di Confindustria Emilia-Romagna Anna Maria Artoni: la produzione manifatturiera dell’Emilia-Romagna è diminuita del 16,3 per cento rispetto al secondo trimestre del 2008; lo stesso è accaduto per il fatturato che pure è diminuito del 18 per cento. Sulla stessa linea gli ordinativi, in calo del 16,2 per cento e in peggioramento rispetto ai primi tre mesi del 2009 (-15,4 per cento). Sono alcune indicazioni che emergono dall’indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2009 sull’industria manifatturiera, realizzata da Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Carisbo.

Il forte ridimensionamento produttivo ha coinvolto tutte le classi dimensionali, con analoga situazione in ambito settoriale: a risentirne maggiormente la metalmeccanica, con una flessione del 19,3 per cento del fatturato e del 15,7 per cento della produzione. Solo il comparto alimentare ha tenuto, con una produzione scesa dell’1,6 per cento. Rispetto al totale nazionale il dato dell’Emilia-Romagna è, seppur di poco, più negativo, andamento giustificato dalla maggior esposizione ai mercati esteri: le esportazioni sono risultate in calo del 9 per cento. La flessione complessiva (in un arco compreso fra il -4,9 per cento di "legno e mobili" e il -11,7 per cento di "meccanica, elettricità e mezzi di trasporto") ha avuto l’unica eccezione delle industrie alimentari, il cui export è salito dell'1 per cento.

«Nonostante i primi segnali di miglioramento, la ripresa dell’economia mondiale sarà lenta. Secondo le stime più recenti», sottolinea il segretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna Ugo Girardi, «il Pil dell’Emilia-Romagna dovrebbe attestarsi alla fine del 2009 intorno al -4,5 per cento, ritornando positivo nel 2010: +1 per cento. Il livello sarà più elevato rispetto al valore nazionale, stimato rispettivamente al -4,8 per cento nel 2009 e al +0,5 per cento nel 2010. Ma in valori assoluti per tornare sui livelli del 2007 serviranno nel nostro Paese parecchi anni. In Emilia-Romagna alla base della flessione si riscontra soprattutto il calo del commercio estero (-18,7 per cento nel primo semestre) e degli investimenti (-12,1 per cento)».

«Pur in presenza di una forte frenata del ciclo produttivo, l’attività creditizia, nel secondo trimestre del 2009, continua a tenere», dichiara il presidente di Carisbo Filippo Cavazzuti. «Nell’erogare credito alle imprese dovremo contemperare il rischio di credito con il rischio di mercato: è questa la via maestra per continuare a sostenere il sistema produttivo in vista della futura ripresa». Scarica l'indagine congiunturale

(26 ottobre 2009)