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«Un modello da portare in tutta Italia»

Per la vicepresidente di Confindustria l'innovazione collaborativa è un modello vincente. Così ha risposto alle nostre domande

Diana Bracco, vicepresidente di ConfindustriaL'innovazione in tempi di crisi. Quali sono le opportunità?

«L’innovazione guarda al futuro, per questo gli investimenti sono fondamentali. La ricerca non va sacrificata, perché è l’unica risorsa in grado di mettere le nostre imprese nelle condizioni di competere a livello globale».

Ma l’innovazione non è forse un modo diverso di declinare il nostro made in Italy?

«Assolutamente sì, e aggiungo che il made in Italy, se vogliamo che continui a essere la pietra angolare sui cui far poggiare il nostro sistema industriale, deve dare del tu all’innovazione. Nel 2008, prima della crisi, l’export italiano ha avuto una performance eccezionale, e si è verificato, essenzialmente, perché abbiamo esportato i prodotti e i servizi che meglio hanno incontrato la domanda del mercato estero. Questo obiettivo deve continuare a essere centrale in tutte le imprese italiane.
Non dimentichiamo però che si può essere innovativi in altri modi: l’innovazione dei processi e dei prodotti si completa con quella organizzativa. Attrezziamoci, quindi, nel miglior modo possibile, senza accontentarci di esportare, e proviamo a radicarci su quei territori, avviciniamo i bisogni e le esigenze del cliente».

Il Club degli innovatori, promosso da Confindustria nazionale, oggi s’inaugura ufficialmente a Modena. Come giudica questo strumento?

«È uno strumento utilissimo perché fa circolare idee innovative fra le imprese ed elimina gli steccati. Trovare soluzioni tecnologiche, scientifiche e di marketing comuni a un certo gruppo di imprese è il modo più giusto per fare massa critica e guardare al futuro con maggior serenità».

La ricerca nel rapporto tra pubblico e privato. Qual è la situazione attuale?

«Veniamo da periodi in cui il rapporto tra il mondo delle imprese e quello della ricerca pubblica era molto difficile. Confindustria ha sempre lavorato per cercare di far dialogare queste due realtà, perché i frutti che poi si raccolgono vanno a vantaggio del sistema Italia. Al momento, giudichiamo positivamente il credito d'imposta specifico in questo campo, che è del 40 per cento: le aziende che commissionano incarichi agli enti di ricerca pubblici e alle università possono quindi contare su un evidente vantaggio. Lo sostenevamo da tempo, e i risultati iniziano a farsi vedere».

L'"innovazione collaborativa" vuole venire incontro alle esigenze delle Pmi ottimizzando gli alti costi della ricerca, proponendo un metodo che vede le imprese fare una parte del percorso insieme, poi ogni azienda può proseguire in autonomia perseguendo i propri asset strategici. Cosa ne pensa?

«Mi ha fatto piacere partecipare a questo convegno. Come ho avuto modo di dire anche a Pietro Ferrari e a Franco Stefani, questa è stata un'occasione utile per approfondire un argomento interessante. Il modello di innovazione collaborativa è particolarmente adatto alla struttura dell'industria italiana ed è un esempio da diffondere a livello nazionale».

(08 maggio 2009)
Argomenti: Confindustria