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Report Banca d'Italia

Emilia-Romagna, crescita moderata nel 2016

Prosegue l'andamento positivo dell'economia regionale sostenuta dalla domanda interna; rallenta l'export dopo due anni positivi

Continua, sebbene lievemente, la crescita economica dell’Emilia-Romagna. Secondo i dati raccolti dal Rapporto annuale sull’economia realizzato dal Centro studi di Banca d'Italia, la produzione industriale è aumentata del 1,5 per cento in quasi tutti i comparti; più moderata quella nelle costruzioni (0,4 per cento); bene anche il terziario dove sono cresciute i trasporti e il turismo, in calo le vendite al dettaglio (-0,4 per cento).

Per quanto riguarda il comparto industriale, segnali positivi sono arrivati dal settore della meccanica, della ceramica e dell’alimentare, mentre il settore della moda è ancora in flessione. L’incremento è stato più accentuato per le grandi imprese piuttosto che per le piccole e medie.

Nel 2016 la crescita delle esportazioni è stata influenzata dall’indebolimento della domanda mondiale, segnando dunque un +1,5 per cento.

Per quanto riguarda i mercati di sbocco il maggior contributo è arrivato dai Paesi dell’Unione Europea, specialmente in Francia e Germania, mentre è notevolmente rallentata quello dal Regno Unito. Al di fuori dalla Ue sono diminuite le esportazioni verso gli Stati Uniti e l’area Asiatica.

Per il 2017 però le imprese prevedono però un significativo miglioramento del fatturato esportato.

In crescita anche gli investimenti (+3,2 per cento) grazie al consolidamento del buon livello di redditività raggiunto dalle imprese. Molti gli investimenti collegati all’Industria 4.0, tuttavia si denota che solo una quota limitata delle imprese della regione ha intrapreso un percorso di rafforzamento della propria dotazione digitale.

La redditività delle imprese si è stabilizzata sui livelli del 2015; la capacità di autofinanziamento e la liquidità si sono mantenute elevate, sebbene la lunga recessione ha determinato l’uscita dal mercato delle imprese più vulnerabili, con un aumento della quota di quelle con elevata solidità economico finanziaria (le imprese a basso rischio sono passate dal 43,3% nel 2007 al 53,7% nel 2015).

Dopo quattro anni di contrazione i prestiti bancari alle imprese si sono stabilizzati (-0,3% a dicembre 2016 e -0,3% a marzo 2017, sul periodo corrispondente); permangono tuttavia andamenti molto differenziati fra settori e a seconda della dimensione e della rischiosità d’impresa. I prestiti sono ancora diminuiti per le piccole imprese, per quelle rischiose e in particolare per quelle delle costruzioni. I finanziamenti sono invece aumentati per le imprese manifatturiere mentre sono rimasti stabili per quelle dei servizi (+1,8% e +0,1%, rispettivamente, a dicembre).

Aumenta anche l’occupazione in regione: nel 2016 è cresciuta del 2,5 per cento; alla crescita hanno contribuito prevalentemente le donne e i lavoratori con un diploma di istruzione secondaria superiore. Crescono le assunzioni nette a termine, mentre quelle a tempo indeterminato sono rimaste pressoché invariate. Il tasso di disoccupazione si è ulteriormente ridotto (al 6,9%, dal 7,7% nel 2015); per i giovani con 15-29 anni è sceso di quasi 5 punti percentuali attestandosi al 16,7% (era il 6,5% nel 2007).

(16 giugno 2017)
Argomenti: Credito