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Arturo Maresca: «Con la flessibilità chance di ripresa»

Per il docente di Diritto del lavoro all'Università "La Sapienza" di Roma le forme contrattuali più flessibili sono l'unico strumento in mano alle aziende per sopportare il calo produttivo determinato dalla crisi

Arturo Maresca, docente di Diritto del lavoro all'Università "La Sapienza" di RomaContratti a termine, di somministrazione e a progetto: nell'applicazione di questi istituti contrattuali quali sono le maggiori insidie per le imprese?
«Il problema principale, per la maggior parte delle imprese, rimane l'incertezza e l'aleatorietà: non esiste, per ciascuna di queste forme contrattuali, un circostanziato indirizzo giurisprudenziale a cui eventualmente uniformarsi. Le aziende, loro malgrado, navigano a vista. Prendiamo l'esempio del contratto a progetto. Il contratto di lavoro a progetto, che ha sostituito il vecchio co.co.co (il contratto di collaborazione coordinata e continuativa), prevede che la prestazione lavorativa sia espletata all'interno di un programma o di un progetto preciso. Ora, il progetto può ovviamente rinnovarsi e non c'è un limite alla sua reiterabilità, ma quante volte lo si può fare senza cadere nel caso di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato?».

Quanto pesa la burocrazia nell'avvio di questi tre contratti?
«Potrebbe sembrare un paradosso ma nella stipula di questi tre contratti non c'è nessun impedimento di natura burocratica. Siamo in presenza di un rapporto diretto tra datore di lavoro e lavoratore o, nel caso della somministrazione, tra committente, intermediario e destinatario. La burocrazia, se davvero la si vuole ravvisare, attiene ad altre forme contrattuali. Una su tutte? L'apprendistato».

La crisi economica come ha modificato il reclutamento delle risorse umane da parte delle imprese?
«La crisi ha gettato le imprese nell'indeterminatezza e, di conseguenza, ha mutato il loro approccio nei confronti delle risorse umane. In un panorama produttivo che fatica a mantenere picchi elevati per più di una settimana è difficile chiedere a un'azienda di prendersi il rischio delle assunzioni a tempo indeterminato. I contratti a termine, di somministrazione e a progetto sono gli strumenti più idonei, non certo gli unici, per acquisire e gestire al meglio le risorse umane in tempo di crisi».

(02 dicembre 2010)
Argomenti: Confindustria