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Articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, confronto sulla normativa

Il controllo a distanza dell'attività lavorativa dei dipendenti è disciplinato da una norma che risale al 1970. In un convegno ad hoc in Confindustria Modena si sono confrontati giuristi, enti pubblici e imprese

«La norma è tanto giusta nello spirito quanto invecchiata nella sostanza. A quasi quarant’anni dalla sua emanazione è lecito rivederla e modernizzarla». Il responsabile dell’Area relazioni industriali e lavoro di Confindustria Modena Simone Gradellini, parlando dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, va dritto al cuore del problema: il divieto di usare l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per il controllo a distanza dei lavoratori va contemperato con il portato tecnologico dell’era informatica.

Internet, posta elettronica, Gps e telefoni cellulari non hanno forse rivoluzionato le modalità di adempimento della prestazione lavorativa? E quanto può utilizzare questi strumenti tecnologici il datore di lavoro per accertare eventuali cattive condotte da parte dei dipendenti? Il giudice del Lavoro del Tribunale di Modena Carla Ponterio, il direttore della Direzione Provinciale del Lavoro di Modena Eufranio Massi e il direttore personale e logistica di Dhl Italia Anna Casali si sono confrontati ne "Il controllo a distanza del lavoratore", il convegno ad hoc organizzato dall’Area relazioni industriali e lavoro di Confindustria Modena.

«L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori è legato a filo doppio con l’articolo 41 della nostra Costituzione», spiega Carla Ponterio. «Dal nostro punto di vista il problema vero è trovare, nella loro interpretazione e applicazione, il giusto equilibrio nonché la miglior sintesi. Per intenderci: la libertà di iniziativa economica mai e poi mai può confliggere con la dignità umana del lavoratore e la sua riservatezza. Nel dubbio la giurisprudenza continua a orientare le sue sentenze sulla scorta dello Statuto dei lavoratori».

Una materia magmatica di difficile contenimento che qualche dubbio lo genera anche in chi sui posti di lavoro è chiamato a far rispettare le regole. «Lo scenario di riferimento, in quarant’anni, è rapidamente mutato», afferma Eufranio Massi. «L’occhio della telecamera che negli anni Settanta il legislatore si era preoccupato di tenere alla larga dall’attività del lavoratore, oggi è un deterrente nei confronti della criminalità. Il datore di lavoro non ha forse il diritto di dotarsi di strumentazioni idonee alla sua sicurezza? E come conciliare il diritto alla sicurezza dell’azienda con quello alla riservatezza del lavoratore? Insomma alcune rigidità di quest’impianto normativo andrebbero risolte e talune procedure semplificate».

Dhl Italia, l’azienda che nel settore della logistica si è specializzata nei servizi di corriere espresso internazionale, dopo un percorso di concertazione con la controparte sindacale, ha dato vita, lo scorso 26 febbraio, a un innovativo accordo quadro sul tema della videosorveglianza. «Il divieto di controllo a distanza del lavoratore non pregiudica il diritto-dovere dell’impresa di prevenire comportamenti illeciti», sottolinea Anna Casali. «Con i rappresentanti sindacali abbiamo concordato il controllo del lavoratore nelle aree di consegna e ritiro delle merci e nelle zone di accesso alla sede. Una commissione bilaterale tra azienda e sindacati terrà monitorato l’evolversi della situazione».

(02 novembre 2009)