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il rapporto 2009

Appalti, cresce il rischio delle infiltrazioni

Secondo l'Osservatorio provinciale nei cantieri della nostra provincia la logica del massimo ribasso agevola gli affari illeciti della criminalità organizzata

Nel 2009 ogni quattro appalti pubblici nel territorio provinciale, tre sono stati assegnati a ditte modenesi per un valore complessivo di 105 milioni su di un totale di 177 milioni di euro. Altre imprese della regione hanno ottenuto lavori per 44 milioni.

Considerando solo i lavori di valore superiore al milione di euro, la quota assegnata a imprese della regione supera il 90 per cento. Eppure il mercato modenese, che rimane su livelli alti nonostante la crisi (i 177 milioni sono relativi a 613 appalti pubblici, mentre i lavori privati sono stati 1.154 per 391 milioni di euro), risulta sempre più appetibile per ditte di altre regioni.

Il rapporto 2009 dell'Osservatorio degli appalti (attivo dal 1999 su iniziativa di Provincia e Comune di Modena) consegna questa fotografia del nostro territorio.

Il massimo ribasso, la modalità più utilizzata per l'aggiudicazione degli appalti pubblici, può «non garantire la qualità dei lavori e la sicurezza nei cantieri perché avvantaggia le imprese non strutturate e che sono a rischio di irregolarità se non hanno disponibilità di finanziamento». Lo ricorda Vincenzo Pasculli, responsabile dell'Osservatorio provinciale degli appalti, sottolineando come nel corso del 2009 in trenta aggiudicazioni la percentuale di ribasso si sia attestata addirittura tra il 30 e il 40 per cento dell'importo complessivo dei lavori.

In quei casi l'Osservatorio ha segnalato le imprese alla Direzione provinciale del lavoro per garantire controlli mirati, ma nelle opere più importanti da alcuni anni si utilizza sempre più frequentemente (una cinquantina nel 2009) il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa la cui procedura è più complessa perché, oltre al prezzo, prevede la valutazione di diversi parametri qualitativi. «Ma utilizzando questo metodo», afferma Pasculli, «è possibile arginare l'ingresso nel mercato modenese di imprese che non offrono adeguate garanzie».

Il rischio di infiltrazioni mafiose passa anche e soprattutto attraverso i subappalti con incidenze che possono arrivare fino al 60 per cento dei casi, sulla base delle esperienze raccolte dall'Osservatorio, con la fornitura e la posa in opera di ghiaia, sabbia, calcestruzzo, ferro, componenti, ma anche per i noli relativi a scavi, movimento terra e trasporti. «Le stazioni appaltanti», raccomanda Pasculli, «in queste fasi hanno l'obbligo della massima attenzione, controllando in particolare quelle imprese che fanno ricorso ad aziende a rischio. E particolare vigilanza va posta proprio sui cantieri dove i tecnici possono utilizzare sempre di più sistemi informatizzati per monitorare i movimenti sospetti, gli ingressi non autorizzati di mezzi e forniture».

(10 maggio 2010)
Argomenti: Enti locali