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il presidente di gro

Antonio Tullio: «Più manager di talento per governare la trasformazione digitale»

Ritorna a Modena, giovedì 19 ottobre, la conferenza annuale targata Global restructuring organization. Il tema del 2017 è "Transformation Capital. Finanza e talento per innovare"

Giunta alla sua quinta edizione, la conferenza annuale targata Gro si configura come un appuntamento di riferimento per le aziende italiane, in particolare del territorio emiliano. Anche quest'anno la giornata di lavori, giovedì 19 ottobre, sarà ospitata presso la Sala Leonelli della Camera di Commercio di Modena. Per capire meglio di che cosa si tratta ne abbiamo parlato con il presidente di Gro, Antonio Tullio.

"Transformation Capital. Finanza e talento per innovare": ci faccia capire il tema centrale della conferenza di quest'anno.
«Come Centro Studi Gro rivendichiamo con orgoglio di essere stati i primi, due anni fa, ad aver richiamato l'attenzione in Italia sulle potenzialità e sui rischi connessi alla rivoluzione digitale e, poi, a rilevare, nel 2016, come lo sviluppo delle tecnologie digitali, oltre a cambiare velocemente i modelli di business del capitalismo, incidesse sui costumi della società. Quest'anno chiuderemo il cerchio riflettendo su come il capitale umano, il talento e la managerializzazione debbano governare questo rapido processo di trasformazione per garantire una crescita economica inclusiva e sostenibile, evitando il rischio che il trionfale affermarsi dell'intelligenza artificiale venga percepito solo nel segno di un impari lotta tra la macchina e l'uomo».

Da uno studio dell'European House Ambrosetti, "Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento", è emerso che il 14,9% degli attuali occupati potrebbe perdere il lavoro nei prossimi 15 anni. L'indice di rischio nella fascia di età compresa tra i 20 e i 59 anni si attesta sul 14,9%. Sale fino al 20% tra i 20 e 25 anni di età. Non è uno scenario incoraggiante quello che ci aspetta.
«È in corso una profonda mutazione, non c'è alcun dubbio. Assieme alla dinamica dei nostri desideri e dei nostri stili di vita, muterà anche il lavoro come è stato percepito finora. Oggi siamo dentro una fase di transizione di indefinibile durata che ci sta portando verso una situazione analoga a quella della prima rivoluzione industriale, quando l'allargamento della forbice tra sovrapproduzione, ottenuta con l’impiego delle nuove macchine, e sottoconsumo, nel senso che la società industriale produceva troppo rispetto alle capacità di acquisto della maggior parte dei possibili consumatori, provocò la disoccupazione di massa. La sostituzione di posti di lavoro umano sarà accentuata dalla nuova generazione di robot dotati di maggior destrezza fisica, di riconoscimento visivo tridimensionale e, presto, della capacità di collegarsi a potenti hub computazionali centralizzati».

Ci faccia qualche esempio in cui l'automazione è già andata in porto con successo.
«L'automazione della raccolta del cotone o del grano è negli Stati Uniti ormai quasi completa. Lo stesso può dirsi per la preparazione di cibo nei fast food. Ho esperienza diretta del primo ristorante inaugurato l’estate scorsa New York, vicino alla Grand Central Station, completamente automatizzato e senza la presenza di neanche un dipendente. In questo contesto, siamo, allora, chiamati a ragionare su come queste tecnologie possano sostenere un modello di produzione caratterizzato da una precisa idea di qualità e valore. Il lavoro umano dovrà quindi mantenere un margine insostituibile di intelligenza e di creatività rispetto all'automazione, al fine di governare, e non già subire, il cambiamento.

Ma il rapporto tra macchina e uomo non è storicamente conflittuale?
«Esatto. Però è anche vero che in un orizzonte di più lungo periodo, le innovazioni tecnologiche hanno sempre migliorato non solo la qualità e la durata della nostra vita, ma anche le prospettive occupazionali delle persone. Il progresso tecnologico produrrà nuove opportunità lavorative, migliorando il rapporto tra lavoro e tempo libero, aumentando il livello di benessere complessivo. Sarebbe un grave errore rallentare il progresso tecnologico».

In concreto, però, cosa bisognerà fare per non abbandonarsi alla retorica di un mondo "disumanizzato"?
«Occorrerà aver maggior attenzione alla sostenibilità della crescita, agli ambienti di vita dove avremo più tempo libero da trascorrere, allo sviluppo della green economy, alla ricostruzione degli ecosistemi naturali, alla minimizzazione delle immissioni e dell’inquinamento. Il maggior tempo libero che il progresso tecnologico riserverà all'individuo porterà necessariamente a cercare di ottimizzare l'ambiente in cui trascorreremo più parte della nostra vita: è in questa mutata consapevolezza che si sta affermando il modello della cosiddetta economia circolare, un'economia pensata per rigenerarsi da sola. È un modello economico basto su tre "r": ridurre gli imballi dei prodotti, riusare e riciclare».

I robot potrebbero rendere ancora più dura la vita agli occupati. Non crede?
«Penso proprio l'esatto contrario. L'introduzione dei robot, per esempio, rende meno strategici e rilevanti i vantaggi della delocalizzazione in termini di riduzione del costo del lavoro. A tal proposito stiamo registrando quello che gli economisti definiscono "reshoring", vale a dire il fenomeno di riportare in patria molte attività manifatturiere "labour intensive" che erano state delocalizzate nei Paesi emergenti. Tendenza, questa, che è già una realtà in settori come l’assemblaggio di elettronica, il tessile-abbigliamento, il calzaturiero. Adidas sta effettuando importanti investimenti per realizzare fabbriche automatizzate in Usa e in Germania».

Torniamo "a bomba" sulla giornata di lavori di giovedì 19 ottobre. Chi saranno i relatori della mattina?
«La mattina si snoderà su tre tavole rotonde, moderate dalla giornalista Ilaria Vesentini de Il Sole 24 Ore. Nella prima saranno presentati modelli di imprese familiari che, tramiti processi di managerializzazione hanno affrontato positivamente la sfida del ricambio generazionale, riuscendo a incrementare la propria attrattività nei confronti di investitori e manager. Su questo tema si confronteranno: Valter Caiumi, presidente del Gruppo Emmegi, Marco Marchi, amministratore unico di Liu Jo, ed Elena Zambon, presidente di Zambon Group. La seconda tavola illustrerà importanti case history di aziende che hanno fatto dell’innovazione il loro motore di crescita e sviluppo. Interverranno Oscar Farinetti, presidente di Eataly, Paolo Mongardi, presidente di Sacmi, Franco Stefani, presidente di System Group, Giovanni Baroni, presidente di X3 Energy ed Enrico Grassi, presidente di Elettric 80. Alla terza e ultima tavola rotonda parteciperanno Marco Arletti, ad di Chimar, Lorenzo Zamboni, partner di Astorg Partners, e Luca Di Rico, private capital leader di Magnetar Capital.

E al pomeriggio?
«Il pomeriggio sarà dedicato al tema della tutela della continuità aziendale nelle operazioni di ristrutturazione e di gestione della crisi di impresa. Su tali aspetti e sulle più importanti modifiche normative anche di derivazione comunitaria, interverranno in un tavola rotonda coordinata da Vittorio Zanichelli, già presidente del Tribunale di Modena, i massimi esperti del diritto fallimentare, sia della Corte di Cassazione che dei principali Tribunali italiani, quali Antonio Didone, Francesco Terrusi Luciano Panzani, Alida Paluchowski, Alessandra Mirabelli».

(09 ottobre 2017)
Argomenti: Confindustria