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Ance Modena: «Avanti con un nuovo piano di sviluppo per la città»

Il piano regolatore del Comune volano per una rinascita economica di tutto il territorio. Se n'è discusso nel corso di un convegno organizzato dai costruttori edili presso l'auditorium Fini di Confindustria Emilia

Urbanistica, i costruttori di Ance chiedono più investimenti pubblici


Gli studi sulla demografia e sull'economia modenesi realizzati dal centro di ricerche Cresme e il nuovo Piano urbanistico del Comune sono stati l'occasione, nel corso del convegno "Un futuro da costruire. Politiche di crescita per una qualificata rigenerazione urbana" promosso da Ance Modena presso l'auditorium Fini di Confindustria Emilia, per una riflessione sullo scenario di sviluppo della città e del suo territorio.

«I costruttori sono perfettamente coscienti che il mondo economico in generale, e quello dell’edilizia in particolare, è profondamente cambiato in questi ultimi anni e che non è più possibile continuare a costruire nuovi insediamenti come avvenuto in passato, occupando nuove aree verdi», ha ricordato in apertura di convegno Giovanni Neri, presidente di Ance Modena. «Occorre intervenire sul costruito per migliorarlo, trasformarlo, renderlo più sicuro, più sostenibile e soprattutto renderlo rispondente alla nuova domanda, alle esigenze dei modenesi e della nuova e diversa composizione della famiglia e della cittadinanza».

Le sfide che attendono la città, però, hanno bisogno di un impegno corale. «Abbiamo voluto questo incontro per mettere in evidenza quali sono gli obiettivi e i risultati che si deve porre la città di Modena», ha aggiunto Neri. «È indispensabile che l’amministrazione locale crei le condizioni per consentire questa necessaria evoluzione. Modena ha bisogno di un piano di sviluppo soprattutto di tipo economico: attrarre nuove imprese, creare nuovi posti di lavoro, incrementare il reddito medio pro capite dei modenesi».

«Modena ha bisogno di una nuova utopia urbanistica, di un nuovo paradigma di sviluppo», ha sottolineato Lorenzo Bellicini, direttore di Cresme. «Le questioni di fondo da discutere oggi nello scenario modenese riguardano, da un lato l'aspetto demografico indebolito nei flussi e nella struttura, dall'altro una crisi economica che ha impoverito un territorio abituato a giocare un ruolo di avanguardia nel Paese. Certo, i tassi di disoccupazione restano bassi rispetto a quelli nazionali: nel 2016 il 6,6% contro il 11,7% della media nazionale. Non possiamo però nasconderci che esiste un forte problema che riguarda la capacità di produrre lavoro, anche a Modena».

«Le città sono sempre più il cuore dell'economia e vengono giudicate in termini di investimenti, prestigio. istruzione e ingegno», ha concluso Bellicini. «Modena se vuole ritornare a essere attrattiva come 30 anni fa deve giocare la sua partita urbanistica in attacco. Per compensare la fisiologica deriva demografica ha una sola strada praticabile: essere sostenibile, innovativa e solidale».

«Il saldo zero per il consumo del suolo non ci spaventa», ha voluto precisare Stefano Betti, presidente di Ance Emilia-Romagna. «C'è una direttiva europea che ci obbliga a raggiungere questo limite entro il 2050, ma noi vogliamo arrivare alla meta molto prima. Piuttosto il tema che vorrei porre all'attenzione di tutti è quello infrastrutturale. Le infrastrutture in una città che ambisce a essere attrattiva sono indispensabili, molto più importanti dei famosi 250 chilometri che lungo la via Emilia possono essere edificati. Va poi detto con molta onestà che rispetto alle nostra realtà territoriali, abbiamo avuto una regressione in questo ultimo periodo: quindi, in valori relativi il bicchiere è mezzo vuoto. Dobbiamo lavorare per esprimere tutte le nostre potenzialità».

«Dobbiamo uscire dal bozzolo delle nostalgie e combattere la depressione culturale figlia di questi tempi di crisi», ha rimarcato nel suo intervento Gian Carlo Muzzarelli, il primo cittadino di Modena. «La sfida della crescita, ormai, ha senso solo se combattuta in un'ottica globale e di area vasta. Entro l'anno porteremo a compimento investimenti per complessivi 100 milioni di euro. Voglio ricordare, su tutti, gli interventi all'ex Amcm e all'ex Sant'Agostino. Abbiamo chiuso il 2016 con tanti segnali positivi: più export, più turismo e meno disoccupazione, ora al 6,5%. Quando si parla di cambiamento dobbiamo pensare alla città del futuro e non al mattone del passato».

«Il settore edile ha sofferto molto e non solo qui, dove con la ricostruzione postsisma abbiamo avuto anche effetti positivi», ha puntualizzato Valter Caiumi, vicepresidente di Confindustria Emilia. «Ma anche per questo comparto credo valga un ragionamento molto semplice: o si attraggono investimenti e capitali oppure il declino è assicurato. Se il territorio nel suo complesso diventa più attrattivo è un bene anche per l'edilizia».

«Modena è una città in cui deve tornare di moda vivere e lavorare stabilmente», ha aggiunto in conclusione del convegno la vicepresidente di Legacoop Estense Modena e Ferrara Francesca Federzoni. «L'urbanistica è un tema multidisciplinare, complesso e, probabilmente, come accade in altre città del mondo, serve una partecipazione attiva della cittadinanza. Però a un certo punto qualcuno deve decidere e prendersi la responsabilità: in questo momento alla fase progettuale deve seguire il più celermente possibile una fase realizzativa».

(13 giugno 2017)