Confindustria Modena
Lavoro
ARCHIVIO

Stampa l'articolo
crisi e lavoro

Ammortizzatori sociali, alcune ipotesi di riforma a confronto

Il Gruppo Giovani di Confindustria Modena ha proposto, con un convegno ad hoc, riflessioni sul futuro di questi strumenti

Davide Malagoli, presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Modena«Per alcuni di noi, gli ammortizzatori sociali hanno rappresentato un'ineluttabile necessità: dalla Cassa integrazione guadagni ordinaria si è passati a quella straordinaria, e da questa alla Cassa in deroga». Al cuore del problema (e del convegno "Gestire la crisi prolungata: cassa integrazione straordinaria o contratti di solidarietà?") va in modo diretto il presidente del Gruppo Giovani di Confindustria Modena Davide Malagoli nel suo discorso introduttivo. «I giovani imprenditori», sottolinea Malagoli, «per definizione sono promotori di incontri di scenario, di politica economica, di cultura d'impresa, insomma di tematiche legate alla nostra crescita professionale e personale. Con il convegno siamo "usciti dal seminato" solo in apparenza. Nemmeno questa volta, a ben vedere, veniamo meno Michele Tiraboschi, professore ordinario di Diritto del lavoro dell'Università di Modena e Reggio Emiliaalla nostra missione: siamo qui per interrogarci sugli scenari futuri delle nostre aziende, sugli strumenti che consentano sì di mantenere elevati gli standard produttivi, ma al contempo di salvaguardare l'occupabilità e la dignità dei nostri collaboratori».

Guardare al domani per non rimanere imprigionati nella retorica del passato è una sfida che Michele Tiraboschi, professore ordinario di Diritto del lavoro dell'Università di Modena e Reggio Emilia, raccoglie di buon grado. «La crisi ha dimostrato che il sistema italiano degli ammortizzatori sociali ha funzionato: l'Italia, insieme a Germania, Austria e Olanda, ha oggi un tasso di disoccupazione tra i più bassi d'Europa. Ciò nonostante, per il futuro, occorre lavorare sulla cultura della bilateralità e ripartire da alcuni caposaldi della legge 30/2003. Non è forse vero che, anche sul versanteGiordano Fiorani, segretario provinciale Fiom Cgil del sostegno al reddito, gli enti bilaterali, con l'istituzione per esempio di appositi fondi intercategoriali, rappresentano un valido contributo al mantenimento del patrimonio di professionalità del lavoro dipendente? Modena dovrebbe studiarsi, leggersi nel profondo e approntare un'analisi dei fabbisogni del suo territorio».

A Modena, nel comparto metalmeccanico, sono circa 40 mila gli addetti messi sotto la tutela degli ammortizzatori sociali. «Le aziende che hanno fatto richiesta di Cigo sono 289, di Cigs 91 e di Contratti di solidarietà 16. Rilevo con un certo disappunto», afferma Giordano Fiorani, segretario provinciale Fiom Cgil, «che le imprese modenesi non hanno una grande considerazione di quest'ultimo strumento. Eppure per noi il Contratto di solidarietà ha un pregio di natura temporale perché dopo i primi due anni può essere prorogato per altri due, e un pregio Augusto Pascucci, segretario generale Uilcem Uildi natura economica perché prevede l'integrazione salariale. A Modena e provincia, in circa un anno e mezzo, sono rimasti a casa quattromila lavoratori precari: la legge 30 ha prodotto anche qualche mostro. Insisto nel rivendicare un'estensione degli ammortizzatori sociali a una platea più ampia ed eterogena di fruitori».

La crisi impone, in tempi rapidi, di scegliere quale direzione si vuole dare all'economia. «La ripresa», ricorda Augusto Pascucci, segretario generale Uilcem Uil, «può giovarsi di strumenti vecchi e collaudati, strumenti nuovi e con qualche rischio connaturato, e di una parte di intuizioni lungimiranti. La stessa cosa vale per il lavoro: non esiste un'unica soluzione alla sua difesa: Cigo, Cigs e Contratto di solidarietà sono oggetto del nostro dibattito ma non sono esaustivi della realtà più complessa. Nel 1993, tanto per fare un esempio, furono introdotti i lavori socialmente utili per utilizzare i lavoratori espulsi dalle imprese ai quali veniva erogata la Cigs. Si decise, Francesco Ori, assessore provinciale al Lavoroa fronte di quel costo statale, di convertire l'opera di questi lavoratori in attività di pubblicà utilità. Oggi, quella è un'intuizione che può considerarsi vincente perché ha consentito a tante persone di ricollocarsi in nuove posizione professionali. Nulla vieta che, con qualche aggiustamento e correzione, si possa replicare un'esperienza di quel tipo».

Nel 2013 si dovrà ridiscutere a Bruxelles il rinnovo dei fondi europei. «Dall'osservatorio della Provincia», rimarca l'assessore provinciale al Lavoro Francesco Ori concludendo  gli interventi, «si guarda a quella data con una certa apprensione. Vengono infatti dall'Europa le principali risorse che gli enti locali sono in grado di mettere in campo per la formazione professionale. Senza un'adeguata formazione delle risorse umane, difficilmente si mette in moto un meccanismo virtuoso per il rilancio delle imprese: la crisi prolungata si gestisce con un piano robusto di incentivi all'orientamento e alla ricollocazione dei lavoratori».

(07 giugno 2010)