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Alessandro Fichera: «Con le Reti d'impresa internazionalizzare conviene»

Per l'amministratore delegato della società di consulenza carpigiana. «Questo nuovo istituto permette la centralizzazione di alcuni "servizi" ad alto valore aggiunto che una singola azienda non sarebbe in grado di permettersi»

Alessandro FicheraL'Italia, dopo la recessione, sta risalendo la china soprattutto grazie all’export. Tuttavia, il rischio che si perda ulteriore terreno rispetto ai grandi Paesi industrializzati è forte. Quali sono i fenomeni che hanno determinato questo ritardo e come si può intervenire?
«L’Italia ci sta provando, è vero, ma non sempre nel modo giusto. La maggior parte delle imprese interpreta la necessità di sviluppo all’estero come mera esportazione. Tale approccio è tattico e per nulla strategico: nel lungo periodo porta a un'inevitabile perdita di competitività. Molti prodotti italiani, se concepiti, sviluppati e prodotti in Italia rischiano di essere meno "appealing" rispetto a prodotti generati in altri Paesi. È inevitabile e necessario quindi un forte cambio di mentalità in cui si riesca a coniugare la specificità di un prodotto locale con la capacità di sviluppare e produrre questo prodotto in varie aree a livello globale, con maggiore prossimità ai nuovi clienti di riferimento. Oggi il mercato si è spostato in alcuni dei Paesi a forte sviluppo: India, Bangladesh, Sri Lanka, Africa centrale. È assurdo pensare di voler mantenere la propria struttura produttiva in Italia quando i clienti sono dall’altra parte del mondo».

Recentemente è stato approvato dal governo un decreto che favorisce la costituzione di Reti d’impresa. In che modo le Reti possono facilitare il processo di internazionalizzazione delle imprese?
«In tema di internazionalizzazione le Reti d’Impresa offrono due grandi vantaggi: condivisione del rischio e comunione dei costi di sviluppo. Questi due elementi, se correttamente combinati, sono una combinazione vincente. Per affrontare mercati lontani, e spesso particolarmente complessi, servono spalle robuste. Le Reti d’impresa, se ben strutturate, permettono la centralizzazione di alcuni "servizi" ad alto valore aggiunto che una singola azienda non sarebbe in grado di permettersi. Abbiamo già visto molti esempi promettenti, non solo di Reti costituite ma anche di aggregazioni virtuali che hanno generato effetti positivi. L’esperienza di Octagona, per esempio, rappresenta un caso unico nel panorama nazionale. Il progetto Hi-Mech India, giunto quest’anno alla quarta edizione, ha permesso a molte aziende di conoscere il mercato indiano e, per alcune di loro, addirittura di sviluppare un percorso di accesso e sviluppo a livello locale».

La crescita economica di Cina e India prosegue in maniera inarrestabile e nello scenario globale emergono nuovi player come Brasile, Indonesia, Turchia. Ritiene che gli imprenditori italiani debbano riformulare il concetto di made in Italy?
«Credo che sia inevitabile riformulare il concetto di made in Italy. Se ci ostiniamo a voler salvaguardare una "etichetta" perdiamo di vista la direzione in cui la globalizzazione ci sta portando. Se osserviamo l’atteggiamento delle multinazionali, la realtà ormai è quella di una produzione multilocale con una ricerca di affermazione di qualità e marchio aziendale. Nuovi player dell'economia globale arriveranno in Italia con un duplice atteggiamento: da una parte acquisendo aziende italiane, dall’altra inserendo a livello commerciale, se non produttivo, le proprie strutture manageriali».

(26 maggio 2011)