Confindustria Modena
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Aggregazioni d'impresa ultima chiamata

Nella filiera autoveicolare non sono mancate le imprese che hanno saputo battere la crisi o resistervi: si tratta di aziende particolarmente attive nell'ambito dell'innovazione che hanno insistito per tempo sulla diversificazione del portafoglio. Se poi come "parametro investigativo" scegliamo quello delle dimensioni, si nota come le grandi imprese, in termini di fatturato, hanno perso meno rispetto alle medie, alle piccole e alle micro imprese.

La seconda parte del convegno di giovedì scorso, promosso da Anfia Componenti in Confindustria Modena, ha assunto la forma della tavola rotonda e si è concentrata sul tema delle aggregazioni d'impresa. Il giornalista di Radio 24 (conduttore della trasmissione radiofonica "Focus Economia") ha moderato il dibattito.

«Un governo non può intervenire in maniera coercitiva sulle imprese», commenta il direttore generale del ministero dello Sviluppo economico. «Deve limitarsi a fornire alle imprese gli strumenti più adeguati per agevolare le aggregazioni, non può certo obbligarle. La legge 33, con cui abbiamo introdotto in Italia la disciplina del contratto di rete, va appunto in questa direzione. Per capire lo scenario di crisi entro cui il mio ministero si sta muovendo basti dire che in meno di due anni sono stati aperti 170 tavoli di crisi e sono circa 20.000 i dipendenti coinvolti nell'amministrazione controllata delle loro aziende».

«Ciò che più mi preoccupa», afferma il presidente di Anfia Componenti Mauro Ferrari, «è che da più parti ancora non si sia capito la portata strutturale di questa crisi. Continua a resistere una mentalità secondo cui fare da soli è meglio e più conveniente. In realtà, questo è il momento in cui è più conveniente unire le forze, stringere nuovi patti commerciali e cercare di razionalizzare le risorse. È un discorso che vale per l'automotive ma che può essere trapiantato in tanti altri settori del nostro manifatturiero».

I relatori della tavola rotonda di Anfia«In Germania il 90 per cento delle imprese nazionali è medio-grande, in Italia la stessa percentuale di aziende è medio-piccola», sottolinea il presidente dell'European Association of Automotive Suppliers (Clepa) Giuliano Zucco. «Quando la Banca europea degli investimenti (Bei) mette a disposizione fondi e finanziamenti, i progetti tedeschi, in virtù delle maggiori dimensioni aziendali, fanno man bassa di queste risorse e a Paesi come l'Italia rimangono le briciole. In Italia sopravvive una visione familistica della proprietà che non riesce a cogliere le grandi opportunità offerte dal processo di aggregazione. L'automotive italiano sopravviverà solo se si riuscirà fare una massa critica significativa a livello globale.

In questo contesto di grande confusione e disorientamento le banche hanno la loro parte di responsabilità. «Hanno perso il contatto con il territorio», aggiunge Zucco. «I direttori di filiale sono stati azzerati e la conoscenza diretta dell'imprenditore è passata in secondo piano: si decide tutto al centro. Come può un istituto bancario, in queste condizioni, supportare dal punto di vista finanziario un'impresa che voglia aggregarsi a un'altra?».

«Il rapporto con il territorio vogliamo recuperarlo», replica a Zucco il responsabile Area Nord Ovest di Unicredit Giovanni Ronca. «Rispetto agli ultimi anni stiamo lavorando per ricostruire il faccia a faccia tra imprenditori e direttori di filiale. Se dovessimo guardare i bilanci 2009 delle imprese, la quasi totalità delle linee di credito dovrebbe essere congelata. I bilanci, però, devono tendere alla trasparenza: alle imprese ripeto sempre di imparare a vendere il proprio resoconto finanziario nello stesso modo in cui venderebbero i loro prodotti».

Sul fronte del credito una mano in più può darla il Fondo italiano di investimento. Si rivolge a un bacino potenziale di 15.000 aziende (delle quali il 70 per cento appartenente al settore manifatturiero) e sarà operativo tra settembre e ottobre 2010. «Partirà con una dotazione di un miliardo di euro», precisa Renato Salsa del Dipartimento del Tesoro. «Ci aspettiamo che le diverse associazioni di categoria sparse sul territorio ci aiutino nella comunicazione di questo importante strumento».

(12 luglio 2010)