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Acimac, contro la crisi l'arma delle fusioni

Il bilancio del 2008 conferma la crisi del settore. Un possibile rimedio sono i processi di aggregazione, unico strumento per contenere i costi e affermarsi sui mercati internazionali

Un 2008 a due facce: i primi sei mesi in crescita, i secondi a scartamento ridotto. I risultati positivi, registrati nella prima parte dell’anno dai produttori italiani di macchine e attrezzature per ceramica, non sono riusciti a compensare l’onda d’urto della crisi. Se il 2008 si chiude con un ridimensionamento produttivo che non allarma più tanto (-5,8 per cento pari a 1.825 milioni di euro), questo 2009 adombra invece dubbi e perplessità di tenuta.
I dati della diciassettesima Indagine statistica nazionale di Acimac evidenziano un blocco degli investimenti nella quasi totalità dei mercati e ordini che si limitano a interventi di adeguamento e manutenzione di impianti esistenti. Il calo del giro d’affari potrebbe però accelerare processi di aggregazione e crescita dimensionale delle imprese.

Leadership mondiale
«Non è in discussione la leadership mondiale e la capacità delle nostre imprese di creare sviluppo», ha detto il presidente di Acimac Pietro Cassani. «Stiamo facendo grossi sforzi nella ricerca perché quando il peggio sarà passato si possa ripartire più forti di prima. Mi auguro che una ripresa completa avvenga entro la prima metà del 2010. Per attutire i riflessi negativi della crisi, al momento, cerchiamo di non perdere di vista il nostro cliente e le sue esigenze di innovazione e tecnologia».

Mercato italiano
Dopo il boom registrato nel 2007, (+20,3 per cento pari a 551 milioni di euro), il mercato italiano delle macchine per ceramica ha subito nel 2008 una battuta d’arresto. Il fatturato generato dal mercato casalingo si è fermato a 477 milioni di euro (-13,6 per cento). A determinare la contrazione, la frenata nei due maggiori settori clienti, i produttori di piastrelle e laterizi, a loro volta pesantemente condizionati dallo stallo del mercato edile e delle costruzioni.

Mercato estero
Nonostante i venti di crisi il settore italiano delle macchine per ceramica nel 2008 conferma la sua leadership mondiale: al 31 dicembre erano 68 le aziende controllate da gruppi italiani, per un fatturato complessivo di 282 milioni di euro (+1,8 per cento sul 2007). L’export rappresenta il 73,9 per cento del fatturato totale, pari a 1.349 milioni di euro, in lieve decremento (2,7 per cento) rispetto al 2007. Il primato dei costruttori italiani di macchine per ceramica è confermato anche dalla suddivisione dei mercati continentali, che continua a essere omogenea.
L’Europa resta il protagonista assoluto con il 39,3 per cento, l’Asia, incluso il Medio Oriente, vale per il 32,8 per cento, l’America rappresenta il 16,4 per cento mentre l’Africa l’11,3 per cento.
Scendendo nel dettaglio delle aree geografiche, l'Unione europea, seppur in calo di 12 punti percentuali sul 2007, si conferma primo mercato di export per la tecnologia ceramica italiana con 344 milioni di euro (25,5 per cento del totale). Seguono, anche nel 2008, i Paesi dell’area mediorientale che, con 222 milioni di euro (16,4 per cento del totale), registrano un calo del 7,2 per cento.
Si riconfermano al terzo posto i Paesi dell'Europa Orientale con un valore di 187 milioni di euro, in crescita del 14,3 per cento sul 2007, e un’incidenza del 13,8 per cento sul fatturato totale.
Balza al quarto posto il continente africano con 152 milioni di euro (+7,2 per cento sul 2007) e una quota dell’11,3 per cento sul totale. Il Sudamerica con 145 milioni di euro (+1,4 per cento), scende al quinto posto. Salgono di una posizione India, Tailandia, Indonesia e Vietnam. È di questi Paesi la migliore performance di crescita: +28,3 per cento.
Indice negativo dell’8,4 per cento per le esportazioni verso Cina, Taiwan e Hong Kong che, con 96 milioni di euro costituiscono il 7,1 per cento delle esportazioni totali. Una brusca frenata ha caratterizzato il Nordamerica: -20,5 per cento pari a 76 milioni di euro. In coda rimane l’Oceania, con un fatturato di 2,9 milioni di euro chiude il 2008 con -71,4 per cento.

Struttura del settore
Le imprese italiane fornitrici di macchine per ceramica nel 2008 sono risultate 160 in meno rispetto all’anno precedente. Nella quasi totalità dei casi si tratta di imprese di piccole dimensioni, con fatturati inferiori ai 5 milioni di euro. Le aziende più numerose restano quelle di piccole dimensioni (fatturato da 0 a 2,5 milioni di euro) che rappresentano il 47 per cento del totale. Il numero degli occupati è diminuito di 215 unità, passando da 7.560 a 7.345 persone. Anche le aziende del settore meccano-ceramico hanno fatto ricorso nel 2008, e in questi primi cinque mesi del 2009, a forme di ammortizzatori sociali per adeguarsi al rallentamento della domanda e contenere i costi aziendali.

Clienti finali
Per quanto riguarda la suddivisione nei sei settori clienti, il 2008 ha visto la riconferma della ormai consolidata ripartizione. I produttori di piastrelle restano i principali destinatari della tecnologia italiana con una quota predominante sul fatturato totale: il 75,3 per cento pari a 1.378,6 milioni di euro (-8,9 per cento sul 2007). Al secondo posto i produttori di laterizi. Il giro d’affari generato dalle vendite in questo comparto è risultato in crescita del 11 per cento, pari 265 milioni di euro. Seguono le macchine per sanitari che, totalizzando un fatturato di 102 milioni di euro, registrano un calo del 7,8 per cento. In crescita per il secondo anno consecutivo il mercato dei refrattari: 45 milioni di euro, con un incremento del 20,8 per cento sul 2007. Un ulteriore frenata ha caratterizzato, invece, le macchine per stoviglieria: -20,9 per cento pari a 29 milioni di euro.

(15 giugno 2009)