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primo trimestre 2010

Acimac, ripartono le esportazioni

Torna il segno più per il settore dei costruttori di macchine per l'industria ceramica, ma nelle previsioni sui prossimi mesi si impone ancora cautela

Il presidente di Acimac Pietro CassaniUna lieve ventata d'ottimismo arriva dall'andamento trimestrale del settore dei costruttori italiani di macchine per ceramica. Nei primi tre mesi dell'anno il Centro studi di Acimac ha rilevato una crescita media del giro d'affari delle aziende, dovuta principalmente a una ripresa delle esportazioni che rappresenta oltre il 75 per cento del fatturato totale di settore. In particolare, i mercati più dinamici appaiono quelli dell'area del Maghreb, della penisola araba e dell'area mediorientale, il Brasile e il resto del Sud America.

«A Ceramics China, la più importante fiera asiatica per la fornitura all'industria ceramica», afferma il presidente di Acimac Pietro Cassani, «abbiamo riscontrato un rinnovato dinamismo proveniente non solo dalla Cina ma da tutti i grandi Paesi produttori asiatici. I visitatori hanno affollato il padiglione italiano mostrando interesse per le ultime innovazioni tecnologiche, la qualità, l'affidabilità l'elevata automazione delle nostre macchine».

Resta però azzardato parlare di un consolidamento della ripresa. «I risultati emersi dalla nostra rilevazione», commenta Cassani, «sono positivi, specie perchè arrivano dopo un anno di forti contrazioni, ma sono ancora insufficienti per poter affermare che la crisi è alle spalle. Gli incrementi registrati nei mesi scorsi potrebbero infatti essere attribuibili a un cosiddetto rimbalzo tecnico, cioè a una crescita degli ordinativi per il rinnovo o la sostituzione di parti di impianti o attrezzature di consumo, fisiologica dopo dodici mesi di stallo. Per il prossimo trimestre le nostre aziende prevedono una situazione di stabilità sui principali mercati».

Contemporaneamente, Pietro Cassani chiede a gran voce al governo «il rinnovo delle agevolazioni per l'acquisto di macchinari, previste dalla Tremonti Ter».  E si dice fortemente preoccupato «per l'annunciato dimezzamento dei fondi dell'Istituto per il commercio con l'estero (Ice), partner fondamentale per la promozione internazionale del nostro settore».

Un 2009 da dimenticare
Il 2009 è stato l'annus horribilis della storia industriale del comparto meccano-ceramico italiano. Il fatturato è crollato a 1.240,8 milioni di euro, in calo di ben 33 punti percentuali rispetto ai 1.852,6 milioni di euro registrati nel 2008.

In soli dodici mesi, il giro d'affari è tornato ai livelli del 1999 (1.292 milioni di euro), quando il settore subì i contraccolpi della crisi asiatica. Praticamente analoghi i cali sul mercato domestico (-33,6 per cento a 325,2 milioni di euro) e su quelli internazionali (-32,8 per cento a 915,6 milioni di euro).

Resta invariata la penetrazione internazionale che genera il 73,8 per cento del fatturato totale, confermando la leadership mondiale dei costruttori italiani.

Il Vecchio Continente resta la principale area di sbocco delle tecnologie italiane con il 33,3 per cento dell'export totale. Al secondo posto l'Asia con il 25,1 per cento, che, però, unita all'area medioorientale (16 per cento), supera il vecchio continente assorbendo il 41,1 per cento dell'export. Seguono il continente americano e africano, entrambi al 12,7 per cento.

Nel 2009, il numero delle imprese operanti nel settore è calato di 8 unità, un ridimensionamento modesto se si considerano i cali di fatturato subiti dalle aziende. Il numero totale di aziende è pertanto passato dalle 167 del 2008 alle 159 dello scorso anno. La maggiore concentrazione geografica resta in Emilia-Romagna.

La maggioranza numerica delle aziende (58,5 per cento) è rappresentata da realtà con fatturati inferiori ai 2,5 milioni di euro, mentre l'incidenza maggiore sul fatturato totale, 72,4 per cento, è, all'opposto, delle realtà con fatturati superiori ai 10 milioni di euro. Modesto anche il calo degli occupati, scesi a 6.229 addetti contro i 6.849 del 2008 (-620 unità).

(14 giugno 2010)
Argomenti: Confindustria