Confindustria Modena
Imprese
ARCHIVIO

Stampa l'articolo
SIDERURGIA

Acciaieria di Rubiera a prova di tempra

Negli ultimi due anni l'azienda di Claudio Testi e Mario Cima ha investito 50 milioni di euro in nuove tecnologie. L'ultima novità è un impianto per acciaio rifuso inaugurato di recente nello stabilimento di Casalgrande

Una fase di lavorazione nello stabilimento di Acciaieria di Rubiera a CasalgrandeIl 2009 non è stato certo un anno facile per la siderurgia europea, con produzioni calate del 30 per cento e flessioni nei fatturati di oltre il 50 per cento. Dopo il periodo di grande crescita registrato nel quadriennio 2004-2008, si è ritornati ai durissimi anni Novanta.

Nei primi cinque mesi del 2010, venendo all'Italia, la produzione di acciaio è cresciuta del 37,8 per cento, rispetto allo stesso periodo del 2009, ma ben al di sotto rispetto al pari periodo 2008. Insomma, se è vero che c'è stata una "ripresina", la situazione appare ancora critica.

  E sul prodotto ad alto valore aggiunto nel settore dei metalli, Acciaieria di Rubiera continua a fare la puntata più alta. «Tra 2009 e 2010 abbiamo investito circa 50 milioni di euro», affermano Claudio Testi e Mario Cima, titolari dell'azienda. «L'idea che sta alla base di questa operazione è molto semplice: attrezziamoci per tempo con prodotti di altissima qualità e non facciamoci trovare impreparati, la ripresa è un treno da acciuffare in corsa».

Lo sforzo economico ha consentito ad Acciaieria di Rubiera, che opera sui processi di fusione dei rottami ferrosi, di inaugurare a San Donnino (Casalgrande), un nuovo impianto per acciaio rifuso sotto vuoto (Var) e sotto scoria (Esr). Si tratta di impianti estremamente innovativi nei quali, sostanzialmente, il lingotto tradizionale (già prodotto da Acciaeria di Rubiera) viene nuovamente rifuso con procedimenti particolari che ne innalzano qualità, purezza e proprietà meccaniche. A darne conto è lo stesso Claudio Testi: «L'impianto consta di tre elementi: un forno di rifusione Var per lingotti da 6 a 30 tonnellate, un forno di rifusione Esr per lingotti rifusi da 10 a 35 tonnellate e un forno di rifusione Esr che può produrre lingotti fino a 100 tonnellate. In questo modo possiamo soddisfare le richieste che provengono dai più disparati settori: dal nucleare all'eolico, dall'acciaio per utensili all'aerospaziale».

Claudio TestiCon il nuovo impianto si risolvono diversi problemi legati alla produzione. Il lingotto rifuso, alla fine del suo ciclo di lavorazione, è utilizzabile al 100 per cento (mentre nei lingotti tradizionali è necessario scartare il 30 per cento di "piede" e "materozza"), per cui un lingotto rifuso di 30 tonnellate equivale di fatto a un lingotto non rifuso di 50 tonnellate. «Usando il nostro "rifuso di Rubiera"», spiega Claudio Testi, «i nostri clienti fucinatori hanno vantaggi enormi: riduzione degli scarti e delle spese di trasporto fino al 40 per cento, minori costi di lavorazione, eliminazione alla radice delle non conformità, ampliamento della propria gamma produttiva e accesso a nuovi mercati».

Per quanto riguarda la produzione di acciai speciali, aggiunge Mario Cima, «abbiamo introdotto una quarta macchina di affinazione sottovuoto per la produzione di lingotti e billette. Oggi siamo in grado di mettere sul mercato lingotti (poligonali, tondi o quadri) da 1 a 120 tonnellate, e billette per stampaggio da 100 fino a 180 millimetri di diametro».

Acciaieria di Rubiera occupa complessivamente circa 115 persone impegnate nella produzione di billette e lingotti in acciaio e opera prevalentemente nel mercato italiano dei fucinatori e stampatori. La quota riservata al mercato estero è attualmente pari al 10 per cento. La capacità produttiva tocca le 230.000 tonnellate (delle quali 30.00 di acciaio rifuso).

(26 luglio 2010)
Argomenti: Metalmeccanico