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l'azienda di mirandola a cavaion veronese

Budri, voglia matta di ricominciare

L'azienda mirandolese, dopo il terremoto del 29 maggio, potuta tornare operativa in un capannone preso in affitto a Verona. Qui ha spostato il reparto produttivo e 30 dipendenti

Gian Marco Budri

«Il terremoto del 29 maggio ha lesionato gravemente il nostro stabilimento ma non il nostro spirito». Parola di Gian Marco Budri, titolare dell'azienda mirandolese famosa in tutto il mondo per la produzione di marmi pregiati. «Nella drammaticità di questo evento sono stati tantissimi i messaggi di solidarietà e di aiuto che ci sono pervenuti da ogni parte del mondo. A un mese esatto dall'ultima scossa di terremoto siamo qui perché abbiamo una voglia matta di ricominciare a lavorare».

A Mirandola l'azienda ha subito danni per 6 milioni di euro, ma sono ancora aperti e operativi gli uffici commerciali, lo showroom e la sede amministrativa. A Cavaion Veronese, almeno per tutto il 2013, si è spostato il reparto produttivo e circa 30 dipendenti. L'80 per cento dei macchinari e attrezzature si è slavato, il resto è arrivato un po' da New York, con un ponte aereo, e un po' da Norimbrega con quattro tir.

«Volevamo dare un segnale forte e ci siamo riusciti», afferma Gian Marco Budri. «La buona volontà emiliana, la voglia di reagire e di non piangersi addosso, è stata premiata anche questa volta. Siamo venuti a Verona perché solo qui c'era la disponibilità di un'area attrezzata per la lavorazione del marmo, non ci sarebbe stata altra alternativa. Il sisma te lo metti alle spalle solo se ricominci a lavorare in fretta. Rimanere a Mirandola non era possibile, la ferita psicologica è ancora aperta e difficilmente rimarginabile». Guarda l'intervista a Gian Marco Budri

(29 giugno 2012)
Argomenti: Edilizia&Infrastrutture